I vigneti

La DOCG

Ci piace solitamente esprimere concetti che, oltre ad essere veri, possano essere anche verificabili.
Potremmo dire che le Denominazioni di Origine Controllata e Garantita rappresentano i vini di maggiore qualità e storicità nel sistema di classificazione italiano: non a caso ci sono più di 400 Denominazioni, delle quali solamente 73 Docg.
Potremmo anche dire che la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, rende identificabile e tracciabile ogni singola bottiglia in qualsiasi momento perché ognuna di esse viene resa unica da una fascetta numerata, a piena tutela di chi aprirà quella bottiglia.
Ma ciò che è indiscutibilmente certo sono le circa 3800 famiglie di viticoltori che in soli 15 comuni coltivano la vite da più di tre secoli.
Indiscutibile è anche la 1ª Scuola Enologica italiana, l’Istituto Cerletti, fucina per centinaia di enologici che oggi lavorano in tutto il mondo.
Fuori discussione è anche l’istituzione della 1ª strada del vino in Italia, data la ricchezza di ville, castelli ed abbazie.
Diventa quindi palese il legame indissolubile che si è creato tra la bellezza di questi luoghi e la fatica nel coltivarli e curarli ogni giorno: un legame che passa da generazione in generazione, di casa in casa, di borgo in borgo.
Sarà forse per queste motivazioni che le differenze di ogni singolo toponimo vengono amplificate dalle donne e dagli uomini nati e cresciuti in questo luogo incantato, nel quale oggi vivono orgogliosi delle proprie radici e felici di far conoscere al mondo le loro traduzioni enologiche fatte a mano.

Le Rive

Siamo e rimaniamo profondamente convinti che dalle differenze si crei il valore.
E’ esattamente questo il concetto che stà alla base delle selezioni comunali chiamate RIVE. Le Rive, che nel dialetto locale indentificano le vigne sui famosi vigneti “eroici” dove le pendenze possono arrivare al 70%; le Rive sono la chiave del futuro del Conegliano Valdobbiadene in quanto danno la possibilità di evidenziare i differenziali di 12 comuni e delle 31 frazioni, ovviamente e solamente all’interno della Docg. Non si tratta di qualcosa di più buono o dimeno buono, si tratta solo di qualcosa di differentemente unico.
Ogni Riva infatti deve e può essere ottenuta solamente con l’uva di un singolo comune o della singola frazione, deve essere rigorosamente vendemmiata a mano e riportare l’anno della vendemmia dalla quale è ottenuta. Se a questo sommiamo anche la riduzione di uva prodotta rispetto ai “classici” docg, risulta immediato capire come ogni consumatore abbia la possibilità di identificare la propria Riva preferita; tutto ciò ovviamente, avendo la possibilità di identificare e tracciare ogni singola bottiglia, in qualsiasi parte del mondo essa si trovi.
vigneto giardino

Il Vigneto Giardino

Lo “sviluppo della viticoltura” che interessò le colline del valdobbiadenese in epoca rinascimentale “modificò anche” l’aspetto delle terre di Colbertaldo. Là, un bosco di roveri bonificato tra il 1490 e il 1542, venne sostituito con “piantate di viti ed alberi”. Il cambiamento fu sostanziale e l’antico toponimo “Bosco di Gica” non corrispose più alla realtà. Il nuovo nome, “Zardin”, si adattava perfettamente all’incanto di una terra riscoperta. Il catasto del 1717 lo aggiornava a “Zardini” e le successive rappresentazioni cartografiche di età napoleonica e austriaca lo riportavano amabilmente disegnato con il nome di “Giardino”. L’intuizione medievale sull’innata vocazione di questa terra a far vivere la vite si ritrova quindi nelle scelte successive. Luogo difficile, che certo non regala i suoi frutti, ma che è prodigo con chi profonde su quelle rive scoscese tutto il suo impegno. Un terreno calcareo, magro e poco profondo, adagiato sulla roccia madre appena sottostante e che a tratti si fa vedere. Le viti si aggrappano ai pali di castagno, si snodano per filari paralleli, tutti rivolti a Mezzogiorno, con l’incedere nervoso tipico di questi pendii. Le cure incessanti e tenaci esaltano la vocazione a “cru” di questo vigneto.
Il risultato è un vino “Asciutto”, un vino che raccoglie in sé tutti i pregi dell’area Prosecco: l’eleganza, l’armonia, la freschezza, ma soprattutto la sensazione della macedonia di frutta fresca. Un vino che già nel 1933 fu selezionato fra i migliori di Valdobbiadene ed inviato in rappresentanza alla prima mostra dei Vini Tipici d’Italia, tenutasi a Siena dal 3 al 18 Agosto 1933. Un attestato di merito che, ancor oggi, fra i tanti riconoscimenti ricordiamo con affetto ed orgoglio. È per questo che il Vigneto Giardino è divenuto lo stendardo di Casa Adami. Il nostro simbolo di qualità.
col credas

Col Credas

L’orgoglio, la passione ed il coraggio sono i valori che spingono i viticoltori ad arrampicarsi a Credazzo, all’ombra delle torri che da 1000 anni testimoniano la familiarità e la consuetudini dell’uomo con il suo territorio. La vocazione al lavoro e la confidenza nell’allevare la vite sono i principi fondamentali per liberare i segreti di un vigneto che si mostra, in ogni suo aspetto, solo a chi è disposto a rispettare la sua inclinazione, il suo silenzio e la sua fiducia. Le irte pendenze, che nel corso dei secoli servirono anche da fattore di difesa, oggi sono la chiave della qualità e del futuro di queste zone. Tutto questo sono le RIVE. Col Credas è l’appellativo che ricorda il toponimo Credazzo, zona collinare nel comune di Farra di Soligo caratterizzata dall’abbondante presenza di Creta nel terreno ( “Creda” nel dialetto locale) e dalle pendenze alle volte proibitive. Appartenente alla tipologia “Rive” ed ottenuto da uve di un singolo vigneto, al naso Col Credas esprime grande ampiezza, intensità ed equilibrio, con delicate note floreali, come i fiori di glicine e d’acacia, coadiuvate e sostenute al palato da un elegante e marcato finale asciutto e molto secco.