COL FONDO 2019

Col Fondo Valdobbiadene DOCG Sui Lieviti Brut Nature

Col Fondo, solido rappresentante della tradizione di Valdobbiadene, fa parte della nostra Famiglia dai primi del ‘900. Prima nonno Abele e poi nostro padre Adriano a primavera imbottigliavano il vino che, con il caldo dei mesi di maggio e giugno, riprendeva a fermentare producendo così quello che da sempre chiamiamo “vin col fondo”.

L’origine del nome è presto detta: deriva proprio dai lieviti che, una volta consumati tutti gli zuccheri residui, si depositano sul fondo della bottiglia, regalando nel tempo una costante e curiosa evoluzione del vino.

 

Alcuni consigli per la degustazione

Col Fondo si può bere limpido oppure velato, per esperienze sensoriali ogni volta differenti.

Preferirlo limpido significa ricercare i classici sentori di lievito, di frutta matura e, con un pizzico di attenzione in più, anche una leggera nota di erbe balsamiche come menta, liquirizia, timo ed eucalipto. In questo caso, basta conservare la bottiglia in piedi e scaraffare il vino, separandolo dal “fondo”.

Preferirlo velato significa invece optare per un’esperienza originale: il profumo del lievito viene esaltato, i sentori della frutta matura trascinano il balsamico in un’intensità maggiore e al palato diventa più robusto, ricco e pieno. Per scegliere questa seconda opzione, è bene capovolgere delicatamente la bottiglia e versare poi con cura il vino nel bicchiere.

Che sia limpido o velato, il Col Fondo si esprime al meglio in abbinamento ai piatti della tradizione, come pane e soppressa, o addirittura con la pizza.

 

Lo sapevi che…

A Valdobbiadene, tra le tante tradizioni, troviamo quella, suggestiva, di utilizzare il “fondo” per mantecare il risotto, rendendolo così un piatto avvolgente, che riceve tutta la delicatezza gustativa delle note di lievito.

Certo, molto si deve all’esperienza stessa di fermentazione, mai uguale a sé stessa. D’altra parte è un processo spontaneo e trova una delle variabili più incisive nel volume della bottiglia. Nel piccolo spazio vuoto tra la superficie del vino e il tappo, infatti, si fa strada un’esperienza sensoriale che genera differenze apprezzabili tra bottiglia e magnum, dove a parità di volume l’ossigeno incontra il doppio del vino.

Tra i due  formati si verifica un cambiamento importante nella cinetica fermentativa, così da creare una storia affascinante che merita di essere conosciuta attraverso le diverse evoluzioni del vino nel tempo.

 

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